Tradizionalmente l’inizio dell’ospizio di San Giuliano a
Roma viene indicato nell’ottavo secolo, e si ritiene che il conte Roberto II di
Fiandra visitò la fondazione durante il suo viaggio verso la Terra Santa. Si
tratta di menzioni che vanno situate in un ambito leggendario, che tuttavia
mettono in luce i primi contatti tra le Fiandre e Roma. Evidentemente i popoli
germanici si mettevano in marcia per i luoghi di culto dei santi Pietro e Paolo
subito dopo la loro conversione. In loco vennero allestiti ben presto degli
ospedali destinati ad accogliere i propri pellegrini. Così, intorno alla
basilica costantiniana di San Pietro, vi erano i centri minori dei Sassoni, dei
Longobardi, dei Frisoni e dei Franchi (esiste ancora il Campo Santo dei Teutonici e Fiamminghi). L’ospizio dei Fiamminghi
era molto distante da questa zona (la trafficata Largo Argentina), sicché sembra improbabile che
sia stato fondato così presto. Le prime menzioni storiche di una cappella di San
Giuliano risalgono all’inizio del quindicesimo secolo. In questo periodo i papi
erano tornati a Roma dopo il lungo “esilio” di Avigone e il conseguente scisma,
tanto nefasto per la chiesa. Il ritorno della corte papale a Roma significò per
la città l’inizio di una nuova fioritura. Sulla scia della Curia Romana i
forestieri tornarono ad affluire numerosi e ben presto si svilupparono le
“nazioni” straniere, con Roma che diventava sempre più la communis patria, la patria di tutti. I cittadini dei Paesi Bassi di
certo non segnarono il passo al riguardo e crearono una propria infrastruttura
per accogliere il grande flusso di persone provenienti dalle nostre regioni. A
questo periodo risale uno degli scritti più antichi su San Giuliano, che è
giunto sino a noi tramite una copia: gli statuti e i regolamenti dell’ospedale
per pellegrini del 1444. I pellegrini provenienti dai Paesi Bassi, e in primo
luogo quelli della contea di Fiandra, trovarono in San Giuliano, in effetti,
un’accoglienza ospitale. I regolamenti forniscono un quadro dettagliato
dell’organizzazione della fondazione, in cui a quanto pareva si prestava
assistenza anche ai malati e ai morti. I fiamminghi più poveri potevano
soggiornare gratuitamente per tre giorni nell’ospizio. All’inizio del sedicesimo secolo la cultura riscoperta
dell’antichità classica rese Roma ancora più attraente. Sotto l’influenza dei
papi rinascimentali, amanti del lusso, la città divenne un centro artistico e
culturale che richiamava pittori, scultori, musicisti e dotti. Attratti da un
tale opulenza anche molti semplici artigiani tentarono la fortuna e presero la
via di Roma. Rassicurata dall’appoggio di fondazioni come quella di San
Giuliano, Roma a partire dal quindicesimo e sino al diciassettesimo secolo
divenne un vero e proprio centro di immigrazione per fiamminghi, offrendo una
seconda possibilità a coloro che avevano poche prospettive nei Paesi Bassi.
Calzolai, falegnami, orafi, decoratori di vetrate, sarti e soldati trovarono a
Roma una seconda patria. Negli archivi di San Giuliano si trovano tracce di
tutte queste categorie. A Roma i fiamminghi ricchi, gli alti religiosi, i
mercanti, gli artigiani e gli artisti di successo prendevano posto nel
consiglio che gestiva l’ospizio ed erano nel contempo membri dell’annessa
confraternita di San Giuliano. Questa confraternita aveva una dimensione sia
religiosa che materiale. I membri si aiutavano a vicenda e assistevano i
connazionali bisognosi, in circostanze liete e tristi, ed erano sicuri di
ricevere in cambio di ciò, dopo la loro morte, le preghiere dei loro protetti.
La confraternita divenne particolarmente prestigiosa nel 1536 grazie
all’iscrizione dell’imperatore proveniente da Gand, Carlo V.
Anche se il consiglio, per statuto, poteva comprendere
solamente fiamminghi originari della contea di Fiandra, nel corso del tempo
anche persone provenienti da altre zone dei Paesi Bassi Meridionali (Anversa,
Tournai, Binche …) presero parte alle attività di San Giuliano. Gli
amministratori dell’ospizio, i custodi, ricevevano aiuti finanziari da ogni
parte dei Paesi Bassi. In tal modo fu possibile accumulare un patrimonio
formato da case, vigneti e obbligazioni bancarie che poteva finanziare a sua
volta le molteplici attività di San Giuliano.La piccola chiesa fungeva anche da luogo di incontro dove
i cittadini dei Paesi Bassi Meridionali che abitavano a Roma potevano riunirsi
in un clima amichevole. Nei ricordi di gioventù del biografo italiano Passeri
si menzionavano le numerose, piacevoli cene dello scultore fiammingo Frans Dusquesnoy
con i suoi connazionali nell’ospizio della “nazione” fiamminga. A San Giuliano,
tra l’altro, si festeggiavano il santo patrono, la Candelora e, nel
diciassettesimo secolo, in particolar modo la festa di San Winok, per via della
consistente presenza di persone provenienti da Bergues nella Fiandra francese.
Inoltre si festeggiavano con i fuochi d’artificio gli avvenimenti dinastici più
importanti dei Paesi Bassi. La
maggior parte delle opere d’arte ancora visibili nella chiesa risalgono agli
inizi del diciottesimo secolo, quando il grande afflusso di fiamminghi a Roma,
dopo aver raggiunto l’apice, si era assestato. Il medaglione centrale della
volta rappresenta l’apoteosi di San Giuliano. L’affresco fu dipinto nel 1717
dall’inglese William Kent, meglio noto in seguito come creatore del giardino
all’inglese e architetto di corte del re inglese. Il medaglione è attorniato da
quattro figure allegoriche che rappresentano la Contea di Fiandra, Bruges e la
Brugse Vrije (entità amministrativa autonoma comprendente una vasta area nei
dintorni di Bruges ma non la città stessa), Gand e Ypres. Anche gli stemmi di
queste ultime quattro zone contornano il medaglione e abbelliscono inoltre la
facciata anteriore della chiesa sotto l’iscrizione: ‘ecclesia s.iuliani
hospitalis flandriae’. Ancora nel 1743 il brussellese Maximiliaan Dhaese
dipinse una tela, sopra uno degli altari laterali, che rappresentava gli
apostoli Pietro e Paolo.
La vecchia organizzazione di San Giuliano scomparve con
il controllo francese sulla fondazione tra il 1798 e il 1814. La chiesa in
seguito fu gestita dal regno dei Paesi Bassi e infine dal Belgio. Ora la nostra
dinastia è la protettrice del titolo reale con cui Maria Teresa,
imperatrice-regina di Ungheria e Boemia e arciduchessa d’Austria, venerò la
chiesa. L’11 novembre a San Giuliano vengono commemorati i morti di entrambe le
guerre mondiali e il 15 novembre si festeggia la festa del re. Il Circolo
Culturale Fiammingo, fondato nel 1908 sotto il nome di circolo dedicato a
Ruusbroec, si riunisce regolarmente a San Giuliano e numerosi gruppi
provenienti dal Belgio si recano nella chiesa per una visita o per la liturgia.
Da ottobre a giugno la domenica, alle 10.30, c’è l’Eucaristia. Durante il
Concistoro del 26 novembre 1994 Jan Schotte, missionario di Scheut, fu nominato
primo cardinale diacono di San Giuliano e il 18 dicembre, a Beveren-Leie, fu
istituito il circolo degli Amici di San Giuliano.