Voluta dal Pontefice Damaso fu costruita attorno al 380 d.C ma demolita tra il 1497 e il 1503 per la nuova costruzione inclusa nel Palazzo della Cancelleria. L'interno fu rielaborato nel 1638 da Gian Lorenzo Bernini che trasformò in forme barocche la zona presbiteriale. Restaurata da Valadier nel 1807, da Vespignani nel 1882, fu riportata allo stile rinascimentale per volere di Pio IX, ma l'incendio del 1939 comporterà ulteriori modifiche.
La struttura interna tardoquattrocenteca è ripartita in navate trasverse ad arcate su pilastri quadrati con volte a crociera come quelle laterali: nella prima a destra è la Cappella di San Nicolò, trasformata da Nicola Salvi nel 1743.
All'interno 'La Vergine con S.Filippo Neri e S.Nicolò' di Sebastiano Conca, mentre sulla volta 'L'Eterno appare a S.Nicola' di Corrado Giaquinto. A sinistra la cappella del SS.Sacramento rifatta nel 1736 da Ludovico Rusconi Sassi, in seguito restaurata dal Valadier. All'interno 'L'Ultima Cena' di Vincenzo Berrettini. Nella seconda navata a sinistra, portale a paraste decorate di fine 1400 con sui pilastri statue di S.Francesco Saverio e di S.Carlo Borromeo di Stefano Maderno. Sulla navata destra la cappella del Crocifisso o Massimo con sull'altare un crocifisso ligneo del XIV secolo. All'esterno monumento a Gabriella di Savoia Massimo di Pietro Tenerani. Nel presbiterio, modificato dal Bernini, che creò un abside a due ordini di paraste con due cantorie, è situata la pala su lavagna raffigurante 'Incoronazione di Maria e Santi' di Federico Zuccari. Le decorazioni del presbiterio e della navata centrale furono rivisti da Virginio Vespignani tra il 1868 e il 1882. Nella navata sinistra, a lato del presbiterio, cappella della SS.Concezione trasformata e affrescata da Pietro da Cortona nel 1635-38 in cui si trova la 'Vergine della Grottapinta' tavola del XII secolo. Seguono il monumento del cardinale Trevisan, [1505] la 'Madonna delle Gioie' tavola attribuita a Nicolò Circignani e ridipinta dal figlio Antonio, detto il Pomarancio, e il monumento di Annibal Caro [1566] di Giovanni Antonio Dosio